WhatsApp: Vacation Mode per rilassarsi o nascondere chat “pericolose”

WhatsApp sta testando una nuova modalità chiamata Vacation Mode, che permetterà di staccarsi dal cellulare durante le vacanze, mettendo da parte alcune chat per leggerle al ritorno. A rivelare la funzione è WABetaInfo, sito che già in passato aveva svelato funzioni tenute top secret dai vari sviluppatori. 

UN’EVOLUZIONE RISPETTO A «ARCHIVIA CHAT»

Attualmente WhatsApp consente di archiviare le chat, ovvero nasconderle dalla schermata principale delle conversazioni (basta andare nella schermata delle chat, tenere premuta la chat che si vuole nascondere e poi, nella barra in alto, selezionare l’icona «Archivia»). Anche se nascoste, le chat archiviate continuano a mostrare le notifiche non appena arrivano nuovi messaggi. Con la Vacation Mode invece anche queste saranno nascoste lasciando il destinatario all’oscuro di eventuali novità.

VACATION MODE: COME FUNZIONA?

Una notizia positiva per chi vuole tenere a bada le conversazioni di lavoro o altre chat e non cadere in tentazione. Occhio non vede, dito non preme. La chat nel mentre continuerà a funzionare anche se invisibile. Riceverà i vari messaggi inviati ma noi potremo vederli solo eseguendo due passaggi, vale a dire disattivare la modalità vacanziera e togliere la chat dall’archivio. A quel punto arriveranno a valanga tutti i messaggi non letti.

La modalità vacanze sarà utile anche in altre occasioni! Potrà essere usata per nascondere completamente dalla schermata una chat, qualcosa che non vogliamo finisca sotto gli occhi di qualcuno quando apriamo l’app. Sarà l’opzione preferita degli infedeli che potranno consultare Whatsapp sotto gli occhi del/della partner senza temere nulla. Infatti silenziare le chat o archiviarle non mette al riparo dalle notifiche ma con il Vacation Mode sarà tutta un’altra cosa.

(fonte Corriere della Sera)

WhatsApp: novità per gli amministratori di gruppi

I gruppi rappresentano una parte importante dell’esperienza WhatsApp, dai gruppi di familiari che comunicano tra loro da una parte all’altra del mondo, agli amici d’infanzia che si tengono in contatto col passare degli anni. Ci sono anche persone che usano i gruppi per aiutarsi, dai genitori in cerca di consigli, agli studenti che si organizzano in gruppi di studio o addirittura alle autorità locali che devono coordinare i soccorsi dopo una catastrofe naturale.

Negli ultimi mesi WhatsApp ha aggiunto nuove funzionalità che ne migliorano l’utilizzo ed ha apportato alcune modifiche in modo da non poter essere ripetutamente aggiunti ad un gruppo che si è abbandonato.

WhatsApp lancia ora una nuova impostazione che permette solo agli amministratori di inviare messaggi all’interno di un gruppo. Questo per offrire uno strumento migliore a chi diffonde avvisi, notizie di servizio o informazioni come, per esempio, nei casi scuola-genitori, autorità locali-cittadinanza, centri culturali-visitatori, organizzazioni-associati.

Per abilitare questa impostazione, apri “Info gruppo“, tocca “Impostazioni gruppo“, “Invio messaggi” e seleziona “Solo amministratori“. Questa impostazione è selezionabile in tutti i gruppi sulle ultime versioni dell’app sia per Android che per iPhone.

 

(fonte WhatsApp)

Perchè passare a https://?

Google, già dal 2017, ha cercato, piano piano, di spingere i webmaster a rendere più sicuri i propri siti web, facendo comparire la dicitura “Non sicuro” nella barra degli indirizzi di Chrome, per quei siti o e-commerce sprovvisti di certificato SSL.

Ora Google ha annunciato che, da Luglio 2018, ci sarà una nuova rivoluzione: Chrome, con la versione 6.8, segnalerà come non sicure tutte le pagine, dei siti, sprovviste del protocollo https://, indipendentemente dal contenuto.

Come vedere se il vostro sito ha un certificato SSL?

Se davanti al vostro indirizzo appare la scritta “Sicuro”,  siete in possesso di un certificato SSL.

Perché passare a https:// richiedendo un certificato SSL?

È molto importante passare al nuovo protocollo di sicurezza perché sarà il nuovo standard adottato sul web per garantire i navigatori, utenti, clienti.

Quali sono i vantaggi?

  • Si evitano più facilmente gli attacchi MiTM (Man in The Middle), crittografando i dati e rendendoli illeggibili a chiunque tenti di interporsi nella comunicazione fra client e server.
  • L’utente vedendo la scritta “Sicuro” si sentirà più protetto; tutto questo infonde fiducia e migliora, di conseguenza, la reputazione del sito protetto con SSL.
  • Migliore visibilità su Google: il motore di ricerca dà maggior visibilità, tra i suoi risultati di ricerca, ai siti https://.
  • A partire dal 30 Ottobre 2018, in presenza di un protocollo https://, le statistiche, l’andamento ed i risultati delle campagne pubblicitarie Google AdWords saranno misurate correttamente.

Che tipo di certificati SSL vengono rilasciati?

Le autorità di certificazione rilasciano tre tipologie di certificati SSL:

  • Certificato DV (Domain Validation): questo certificato valida il nome a dominio di un sito web. È il certificato più economico e il più semplice da ottenere e viene emesso in tempi rapidi. Questo certificato permette di criptare il traffico sul sito web senza però effettuare alcuna verifica sull’identità del proprietario.
  • Certificato OV (Organization Validation): questo certificato oltre a criptare lo scambio di dati verifica anche l’identità dell’azienda richiedente. Durante la fase di verifica vengono controllati i dati aziendali forniti dal richiedente in modo da poter confermarne l’autenticità rispetto al dominio da certificare.
  • Certificato EV (Extended Validation): questo certificato consiste nel più alto livello di verifica, poiché la fase di validazione dei dati aziendali è molto accurata. Questo certificato permette di esporre il proprio nome aziendale nella barra degli indirizzi, la cosiddetta Green bar.

Quale è il certificato più adatto?

Ogni sito ha esigenze diverse ma, in linea di massima, per un sito nel quale non avvengono pagamenti può bastare un Certificato DV per garantire la sicurezza del portale e degli utenti.

Nel caso di un e-Commerce, la soluzione migliore è quella di acquistare un Certificato OV che garantisce anche la validità dell’azienda.

Se invece si ha la necessità oltre che garantire la sicurezza anche di migliorare la propria reputazione, infondendo sicurezza negli utenti, la soluzione completa è il Certificato EV che mostra il nome dell’azienda nella barra degli indirizzi.

Perché affidarsi a professionisti?

Perché un tecnico può valutare e consigliare, in base alle effettive esigenze, la soluzione migliore e perchè vanno verificati il corretto funzionamento di tutte le pagine del sito e la corretta implementazione del protocollo https://.

Se desideri maggiori informazioni sul Certificato SSL leggi questo articolo.

Se vuoi valutare quale certificato sia più adatto alle tue esigenze contattaci.

(fonte Google)

Voucher Digitalizzazione 2018 – Imprese assegnatarie

Elenco imprese assegnatarie delle agevolazioni con l’ indicazione dell’importo del Voucher prenotato

Con decreto direttoriale 1 giugno 2018 è stato approvato l’elenco, articolato su base regionale, delle imprese assegnatarie delle agevolazioni.

Nell’allegato B sono riportate le imprese per le quali non vi è corrispondenza fra gli aiuti de minimis dichiarati in sede di domanda e quelli registrati nel Registro nazionale degli aiuti di Stato.

Nell’allegato C sono riportate le imprese per le quali la dichiarazione relativa al requisito di cui all’articolo 5, comma 1, lettera f), del decreto interministeriale 23 settembre 2014 (cosiddetto Deggendorf), rilasciata in sede di domanda, non trova corrispondenza con i dati registrati nel Registro nazionale degli aiuti di Stato.

La pubblicazione del decreto nel sito web del Ministero dello Sviluppo Economico assolve l’obbligo di comunicazione in merito alla concessione dell’aiuto nei confronti delle stesse imprese che risultano assegnatarie delle agevolazioni.

Allegato  B – Elenco delle imprese per le quali non vi è corrispondenza fra gli aiuti de minimis dichiarati in sede di domanda e quelli registrati nel Registro nazionale degli aiuti di Stato.
Allegato  C – Elenco delle imprese per le quali non vi è corrispondenza fra i la dichiarazione rilasciata in sede di domanda in merito al requisito Deggendorf e i dati registrati nel Registro nazionale degli aiuti di Stato.
Alla concessione delle agevolazioni alle imprese riportate negli allegati B e C si provvederà con successivi provvedimenti, esclusivamente previo superamento dei motivi ostativi indicati.

(fonte Ministero Sviluppo Economico)

Regolamento UE 2016/679 GDPR

Il Regolamento UE 2016/679 “General Data Protection Regulation” entrerà in vigore il 25 maggio 2018 in tutti gli Stati membri dell’Unione Europea. Frutto di diversi anni di lavoro da parte della Commissione Europea, il regolamento è costituito da norme sulla protezione dei dati personali che puntano a due obiettivi principali:

  • dare ai cittadini europei un controllo completo sui propri dati personali;
  • semplificare il quadro normativo per le imprese che gestiscono tali dati.

Il Regolamento UE 2016/679 si inserisce nelle politiche della Commissione Europea per lo sviluppo dell’economia digitale.

Il GDPR sostituisce l’attuale Direttiva 95/46/EC sulla Protezione dei Dati, che risale al 1995. I principi fondamentali in tema di privacy e protezione dei dati sono rimasti invariati, ma il nuovo regolamento tiene conto dei cambiamenti avvenuti negli ultimi anni nel mondo digitale e si applica in tutti gli stati della UE.

Gli aspetti più innovativi del GDPR rispetto alla precedente normativa sono tre: l’extraterritorialità, le sanzioni e il consenso.

GDPR ed extraterriorialità

Le norme del GDPR proteggono i dati dei cittadini europei e si applicano a tutte le società che trattano o gestiscono tali dati, a prescindere dal Paese in cui hanno la sede legale o in cui i dati vengono elaborati. Sono soggette al GDPR le aziende che offrono beni o servizi (a pagamento o meno) o che monitorano il comportamento di individui residenti nella UE.

Le sanzioni

Il GDPR introduce multe economiche per le aziende che non rispettano il regolamento, che possono ammontare fino al 4 per cento del fatturato annuale globale o a 20 milioni di euro. Un’azienda è passibile di sanzione se, per esempio, non ha policy adeguate per il consenso al trattamento dei dati personali o se viola i principi alla base del concetto di “Privacy by Design” (vedi sotto).

Nuove norme sul consenso al trattamento dei dati

Le società che raccolgono o trattano dati personali devono spiegare in modo chiaro agli utenti tutte le condizioni che regolano raccolta e trattamento dei dati. È responsabilità di chi raccoglie/gestisce i dati redigere termini e condizioni in un linguaggio semplice, comprensibile a tutti i cittadini, senza possibilità di equivoco. Gli stessi criteri si applicano per gli strumenti attraverso cui l’utente esprime il proprio consenso. È inoltre obbligatorio dichiarare come verranno elaborati i dati richiesti all’utente.

Cosa devono sapere le aziende?

Il GDPR ridisegna il concetto di privacy introducendo norme specifiche su modalità di trattamento dei dati, diritti dei soggetti interessati, chi è responsabile dei dati, modalità di comunicazione di eventuali violazioni subite, sanzioni per l’infrazione del regolamento.

Per essere conformi al GDPR le aziende devono prepararsi in anticipo, rivendo le proprie policy e, se necessario, adeguandole alle richieste del regolamento. Sotto sono illustrati i punti chiave del GDPR, che hanno un impatto operativo sulle società che raccolgono o trattano dati di cittadini europei.

Notifica delle violazioni

Le aziende hanno l’obbligo di notificare alle autorità competenti e ai soggetti interessati le violazioni di dati che possono mettere a rischio “i diritti e le libertà degli individui”. La notifica deve avvenire entro 72 ore dalla presa d’atto della violazione.

Diritto all’accesso ai dati

Le aziende devono garantire agli utenti il diritto di sapere se i loro dati vengono elaborati, dove e a quale scopo. Inoltre, se richiesti, devono fornire i dati personali al soggetto interessato, in modo gratuito e in formato elettronico.

Diritto all’oblio

Gli utenti hanno diritto alla cancellazione dei propri dati personali. Il diritto si applica quando l’utente non vuole mantenere il consenso al trattamento dei suoi dati e non ci sono ragioni legittime per conservarli.

Portabilità dei dati

Gli utenti hanno diritto di ricevere i propri dati personali e trasmetterli a un altro ente. Per agevolare il trasferimento, i dati devono essere resi disponibili in un “formato leggibile da una macchina”.

Privacy by Design

Il GDPR trasforma in legge un concetto già diffuso, ma considerato solo una best practice. La protezione dei dati deve essere incorporata in prodotti e servizi a partire dalla fase di progettazione degli stessi, e non essere considerata in fasi successive come un elemento aggiuntivo.

Cifratura e pseudonimizzazione

Alle aziende è richiesto di mettere in atto tecniche che garantiscono e tutelano la privacy dei soggetti interessati. Tra queste ci sono la cifratura dei dati, in modo che possano essere letti solo da chi è autorizzato, e la pseudonimizzazione, che consiste nel sostituire campi identificativi in un set di dati con uno o più identificatori artificiali.

Data Protection Officer (Responsabile della protezione dei dati)

Gli enti pubblici e le aziende le cui principali attività implicano “un monitoraggio regolare e sistematico di dati su larga scala” dovranno nominare un Data Protection Officer, che avrà il compito di garantire la conformità dell’azienda al GDPR.

(fonte Computerworld Italia)

Violazione dei dati Facebook e nuovo regolamento privacy UE: cosa cambia?

Dopo una lunga inerzia, un’improvvisa fuga in avanti. Da oggi Facebook inizierà ad avvertire i milioni di abbonati, compresi gli oltre 200mila utenti italiani, i cui dati personali sono stati utilizzati da Cambridge Analytica per finalità non consentite. Chi ha subito un danno, dunque, ne sarà consapevole e potrà chiedere al social maggiori informazioni su come sono state gestiti propri dati. Quello di Facebook è un passaggio dovuto. Allo stesso tempo, però, anticipa un importante obbligo previsto dal nuovo regolamento europeo sulla privacy: quello sul cosiddetto data breach.

Involontario apripista
Una coincidenza più che una reale volontà di fare da apripista alle nuove norme UE sulla tutela dai dati che diventeranno operative il prossimo 25 maggio. La comunicazione che Facebook invierà da oggi agli utenti “spiati” è simile alla procedura che tra poco più di un mese ciascun gestore di database dovrà mettere in atto appena scoperto di essere stato violato. Il regolamento europeo prevede, infatti, che quando il furto dei dati mette a repentaglio i diritti e le libertà delle persone, il titolare della banca dati avvisi entro 72 ore, o comunque «senza ingiustificato ritardo», il Garante della Privacy. Se il rischio di compromissione dei diritti è elevato, devono essere prontamente informati anche i diretti interessati a cui i dati si riferiscono. 

I nuovi obblighi
Oltre al data breach, infatti, la nuova privacy prevede che ciascun titolare di una banca dati metta in campo tutte le misure per proteggerla, facendo un’analisi delle potenziali vulnerabilità: è il concetto della privacy by design e by default. Inoltre, deve tenere il registro dei trattamenti, uno strumento utile per fornire un quadro delle operazioni compiute con i dati personali. Deve, poi, nominare il Data Protection Officer (il responsabile della protezione dei dati), una nuova figura a cui spetta garantire l’applicazione e il rispetto delle regole europee.

Portabilità dei dati e sanzioni più salate
Altra novità è quella della portabilità dei dati, ovvero la possibilità di trasferire le informazioni da un’azienda a un’altra. Un po’ come accade oggi con i gestori telefonici. Un’opportunità che potrebbe indurre le imprese a fidelizzare i propri clienti/utenti facendo della protezione della privacy un valore aggiunto. E poi ci sono le sanzioni. Il regolamento europeo le ha innalzate: chi sbaglia dovrà a pagare fino al 4% del fatturato annuo mondiale. Non proprio spiccioli anche per i ricchi bilanci di Facebook.

(fonte Il Sole 24 Ore)

L’algoritmo di Google: ti dice come sta il cuore analizzando la retina

Dalle scansioni della retina alla previsione dei rischi legati al sistema cardiocircolatorio grazie all’intelligenza artificiale.

I ricercatori di Google e di Verily, azienda di Alphabet che si occupa di biologia, hanno messo a punto un algoritmo in grado di analizzare la possibilità che un individuo venga colpito, per esempio, da un infarto senza alcun analisi su un campione di sangue.  Come spiegato nella ricerca pubblicata su Nature Biomedical Engineering, per fare queste previsioni sono state utilizzate scansioni del fondo oculare, una zona ricca di vasi sanguigni e da cui è possibile ottenere informazioni come la pressione, l’età dell’individuo e il vizio del fumo, importanti per determinare la salute a livello cardiovascolare della persona.

Per fare questo, l’algoritmo è stato allenato attraverso dati medici di quasi 300mila pazienti: grazie al machine learning queste informazioni sono state utilizzate per realizzare dei pattern che collegano alcune evidenze che emergono dalle scansioni del fondo oculare a particolare rischi legati al cuore o alla circolazione. Nonostante debba ancora essere ulteriormente testato prima di essere utilizzato a livello clinico, l’algoritmo ha già fornito buoni risultati. Messo di fronte a due immagini della retina di due diverse persone, nel 70% dei casi è riuscito a individuare chi avrebbe avuto problemi cardiovascolari. Un risultato praticamente identico si ottiene con il tradizionale test su campione di sangue.

Le altre ricerche

Questa è solamente l’ultima occasione in cui Google si è dedicata a ricerche in ambito clinico. Da anni l’azienda è al lavoro su un algoritmo basato sul machine learning che sia in grado di individuare in maniera più precisa dell’uomo i segnali della retinopatia diabetica, una delle principali cause di cecità nel mondo. Nel 2014 Google ha poi acquistato DeepMind, azienda londinese attiva nel campo dell’intelligenza artificiale che aveva condotto ricerche su come riconoscere rapidamente il glaucoma e altre malattie oculari. Ma come hanno ricordato nella presentazione del loro lavoro, in questo nuovo studio gli scienziati hanno anche utilizzato delle tecniche in grado di evidenziare quali sono le zone delle scansioni oculari maggiormente interessanti per la corretta valutazione dell’algoritmo.

Anche Apple è attiva sul campo degli studi clinici: tra le novità che circolano ormai da mesi c’è quella di voler trasformare l’Apple Watch da semplice “personal trainer” a un dispositivo in grado di misurare il livello di glucosio nel sangue, informazione indispensabile per i pazienti con diabete.

(fonte Corriere della Sera)

Facebook: dati e fake news nel mirino!

Dati

I dati croce e delizia per Facebook. Il colosso è alle prese con una controversia legale che potrebbe scatenare un enorme effetto domino, i cui potenziali effetti sono incalcolabili.

Tutto parte da una sentenza di un tribunale di Berlino, nella quale un giudice tedesco, dopo le richieste di un’associazione di consumatori, ha stabilito che sarà possibile iscriversi al social network anche senza alcun obbligo di fornire i propri dati personali autentici.

Chi vorrà iscriversi con un nickname fasullo potrà farlo. Inoltre, non sarà più considerata valida la clausola, contenuta nelle condizioni generali del social network, secondo cui Facebook può cedere ad aziende terze i dati personali e l’immagine del profilo.

La sentenza del tribunale ha dichiarato non valide 8 clausole delle condizioni generali e 5 impostazioni predefinite. Attualmente non è ancora passata in giudicato e il colosso del web ha già annunciato di voler ricorrere in appello contro questa decisione.

Le Fake News fanno scappare la pubblicità

Sono circa due anni che Facebook è finito più volte al centro delle polemiche.

Tutto è iniziato con le elezioni statunitensi vinte da Trump e il famigerato Russiagate: episodi che hanno posto l’attenzione sul fenomeno delle fake news.

Poi con l’arrivo del nuovo algoritmo, che penalizza le news. Gli ultimi numeri indicano un po’ di insofferenza da parte degli utenti che spendono meno tempo sulla piattaforma e una fuga verso altri social.

Ora, una nuova minaccia arriva dal colosso Unilever. Il secondo più grande inserzionista al mondo, infatti, ha fatto sapere a Facebook e Google che smetterà di fare pubblicità sulle loro piattaforme se non faranno di più per combattere le fake news. Tanto per dare un’idea lo scorso anno l’azienda ha investito su Facebook 9 miliardi di dollari.

Ai due colossi viene chiesto di aumentare la trasparenza, per difendere i minori da contenuti potenzialmente nocivi.

Da una parte Facebook deve combattere il falso. Dall’altra è costretta (da un tribunale) ad accettare iscrizioni da utenti con dati falsi. Una vera patata bollente, insomma.

Facebook: guerra alle fake news!

Dopo Google anche Facebook muove ufficialmente i primi passi contro le fake news. Proprio per l’Italia il social network annuncia una serie di iniziative per tutelare la sicurezza dell’informazione e per la lotta alle notizia false.

Dalla prossima settimana partirà un’attività di Fact-Cheking in collaborazione con il Pagella Politica, firmataria dei Poynter International Fact Checking Principles, che sarà impegnata nel rivedere e valutare l’accuratezza di notizie o post pubblicati su Facebook. Nel caso questi vengano giudicati falsi o parzialmente falsi, Facebook mostrerà nella sezione sottostante al post stesso un’analisi scritta dallo stesso fact-checker, e il post potrebbe subire penalizzazioni nel News Feed. Le persone che hanno già condiviso quel post poi riceveranno una notifica nel caso il contenuto venisse giudicato falso o non attendibile.

C’è un vademecum realizzato in collaborazione con Fondazione Mondo Digitale che rimarrà nella parte alta del News Feed per i prossimi giorni. Alcuni potrebbero averlo già visto aprendo l’app di Facebook. Si tratta di 10 punti da tenere in considerazione quando si valuta l’autenticità di una notizia e la sua provenienza.

  1. Non ti fidare dei titoli: le notizie false spesso hanno titoli altisonanti scritti tutti in maiuscolo e con ampio uso di punti esclamativi. Se le affermazioni contenute in un titolo ti sembrano esagerate, probabilmente sono false.
  2. Guarda bene l’URL: un URL fasullo o molto simile a quello di una fonte attendibile potrebbe indicare che la notizia è falsa. Molti siti di notizie false si fingono siti autentici effettuando cambiamenti minimi agli URL di questi siti. Puoi accedere al sito per confrontare l’URL con quello della fonte attendibile.
  3. Fai ricerche sulla fonte: assicurati che la notizia sia scritta da una fonte di cui ti fidi e che ha la reputazione di essere attendibile. Se la notizia proviene da un’organizzazione che non conosci, controlla la sezione “Informazioni” della sua Pagina per scoprire di più.
  4. Fai attenzione alla formattazione: su molti siti di notizie false, l’impaginazione è strana o il testo contiene errori di battitura. Se vedi che ha queste caratteristiche, leggi la notizia con prudenza.
  5. Fai attenzione alle foto: le notizie false spesso contengono immagini e video ritoccati. A volte, le immagini potrebbero essere autentiche, ma prese fuori contesto. Puoi fare una ricerca dell’immagine o della foto per verificarne l’origine.
  6. Controlla le date: le date degli avvenimenti contenuti nelle notizie false potrebbero essere errate e la loro cronologia potrebbe non avere senso.
  7. Verifica le testimonianze: controlla le fonti dell’autore per assicurarti che siano attendibili. La mancanza di prove o il riferimento a esperti di cui non viene fatto il nome potrebbe indicare che la notizia è falsa.
  8. Controlla se altre fonti hanno riportato la stessa notizia: se gli stessi avvenimenti non vengono riportati da nessun’altra fonte, la notizia potrebbe essere falsa. Se la notizia viene proposta da fonti che ritieni attendibili, è più probabile che sia vera.
  9. La notizia potrebbe essere uno scherzo: a volte può essere difficile distinguere le notizie false da quelle satiriche o scritte per divertire. Controlla se la fonte è nota per le sue parodie e se i dettagli e il tono della notizia ne rivelano lo scopo umoristico.
  10. Alcune notizie sono intenzionalmente false: usa le tue capacità critiche quando leggi le notizie online e condividile solo se non hai dubbi sulla loro veridicità.

Un’altra novità, che per il momento riguarderà gli Stati Uniti, è una modifica al news feed. L’obiettivo sarebbe quello di dare priorità alle notizie locali, in modo che venga data più rilevanza a quello che succede intorno alla persona stessa e che ci si possa concentrare maggiormente sul concetto di community. Questa novità è parte di quella modifica al news feed che vedrebbe una progressiva diminuzione dei contenuti delle pagine in modo da favorire post di amici, conoscenti e parenti, per riportare Facebook sulla strada di un tempo.

Voucher Digitalizzazione 2018

Cosa è?

Un’agevolazione per le piccole e medie imprese per finanziare  l’acquisto di softwarehardware e servizi  che consentano di:

  • migliorare l’efficienza aziendale;
  • modernizzare l’organizzazione del lavoro, mediante l’utilizzo di strumenti tecnologici e forme di flessibilità del lavoro, tra cui il telelavoro;
  • sviluppare soluzioni di e-Commerce;
  • fruire della connettività a banda larga e ultralarga o del collegamento alla rete internet mediante la tecnologia satellitare;
  • realizzare interventi di formazione qualificata del personale nel campo ICT.

Quanto?

Ogni impresa può richiedere un solo voucher di importo non superiore a 10.000 €, nella misura massima del 50% del totale delle spese ammissibili.
Gli acquisti devono essere effettuati successivamente alla prenotazione del Voucher.

Quando?

Le domande potranno essere presentate  a partire dalle ore 10.00 del 30 gennaio 2018 e fino alle ore 17.00 del 9 febbraio 2018. Già dal 15 gennaio 2018 sarà possibile accedere alla procedura informatica e compilare la domanda.

Entro 30 giorni dalla chiusura dello sportello il Ministero adotterà un provvedimento cumulativo di prenotazione del Voucher, su base regionale, contenente l’indicazione delle imprese e dell’importo dell’agevolazione prenotata.

Voucher Digitalizzazione 2018