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WhatsApp: chiederà il permesso prima di aggiungerti ad un gruppo

Importante novità in vista per chi usa WhatsApp: gli sviluppatori dell’app di messaggistica hanno preparato una funzione da tempo richiesta, che consente di controllare se si desidera essere aggiunti automaticamente ai gruppi.
Quindi potremo evitare di ritrovarci iscritti a gruppi che rappresentano spesso una distrazione ma, quando va male, una fonte di ansia e di arrabbiature.

Come funziona?

Tutto verrà regolato dalle impostazioni sulla privacy. Quando un amministratore di gruppo ci invierà la richiesta di iscrizione, in base alle impostazioni fatte in precedenza, avremo a disposizione tre possibili opzioni: consentire l’iscrizione automatica a un gruppo da parte di chiunque (è l’opzione sempre attiva attualmente), consentirla solo a chi è inserito nella nostra lista contatti, o non consentirla a nessuno.

Nei casi in cui un amministratore di un gruppo non potrà iscriverci automaticamente, ci verrà inviato un messaggio, che ci chiederà se desideriamo iscriverci oppure no. Se non risponderemo entro 72 ore confermando la nostra volontà di entrare nel gruppo, la richiesta di iscrizione scadrà. Potremo comunque iscriverci al gruppo anche in seguito usando il link per la richiesta di iscrizione, che resterà disponibile indipendentemente alla scelta per la privacy che abbiamo fatto.

(fonte Il Sole 24 Ore)

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Google Maps: realtà aumentata per indicare la strada

Fino a oggi l’utilizzo della realtà aumentata sugli smartphone era limitata a qualche app per completare l’arredo domestico e a qualche videogioco. Ora questa tecnologia è pronta ad esordire su Google Maps per rendere l’app molto più interattiva.

Come cambia Google Maps?

La struttura di base dell’applicazione rimarrà uguale a quella che conosciamo; si tratterà di funzionalità aggiuntive attivabili con un tap nell’apposito spazio, oppure tenendo il telefono in verticale (come se si stesse fotografando qualcosa). La piattaforma eseguirà una veloce scansione dell’ambiente circostante e farà partire la modalità AR.

Grazie all’utilizzo della fotocamera dello smartphone, la realtà aumentata offrirà una nuova funzione utile quando si utilizza l’app per raggiungere a piedi una destinazione. L’utente visualizzerà sul display dello smartphone l’ambiente circostante e, camminando, l’app suggerirà la direzione da seguire grazie a frecce luminose. Un’opzione molto utile, soprattutto quando si esce da una metropolitana e ci si vuole orientare su quale strada prendere.

L’area interattiva occuperà lo spazio superiore del display, mentre nella parte inferiore rimarrà visibile la mappa tradizionale. La realtà aumentata interverrà anche sulla segnaletica stradale, indicando la prossimità di attraversamenti pedonali.

Per sviluppare queste nuove funzioni, Google ha lavorato molto all’integrazione della realtà aumentata dentro Google Maps, ma allo stesso tempo ha sfruttato i dati di Street View, il servizio di mappatura stradale grazie al quale ha filmato una grossa percentuale delle strade di tutto il mondo.

Quando arriva in Italia?

Al momento non vi è una data certa ma questa nuova funzionalità è in fase di test; dopo il lancio negli Stati Uniti, nelle prossime settimane, si ipotizza l’arrivo in Italia in autunno. Google Maps ha da poco introdotto per gli utenti statunitensi la funzione che prevede la segnalazione degli autovelox lungo le strade. Anche questa nuova opzione è destinata ad arrivare sugli smartphone degli italiani nei prossimi mesi.

(fonte Il Sole 24Ore)

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Google My Business: perché è importante avere una scheda su Google?

Quando si cerca un’attività o una azienda, quasi nella totalità dei casi, le persone si rivolgono a Google.

Questo è uno degli strumenti più utilizzati dai clienti e dai potenziali per ricercare le informazioni circa indirizzo, numero di telefono, orari di apertura e chiusura e, per questo, è importante ed utile prendere il controllo di ciò che le persone vedono quando fanno una ricerca per la tua attività.

Ecco perché è indispensabile avere una scheda Google My Business verificata.

Google My Business mette a disposizione una serie di strumenti per aggiornare il profilo e interagire con i potenziali clienti.

Dopo aver creato e compilato la scheda con tutte le informazioni richieste, è importante chiedere subito la verifica dell’attività. Questo passaggio può essere effettuato in tre diversi modi: via telefono, via cartolina.

Una volta inserito nel profilo il codice ricevuto, si può procedere alla modifica di tutte le sezioni:

  • nome
  • settore di attività
  • indirizzo e attivazione automatica indicazioni stradali
  • numero di telefono
  • sito internet
  • orari di apertura e chiusura
  • foto di interni/esterni, al lavoro e del team
  • servizi

Google My Business ha attivato la funzione di creazione post, una combinazione di immagine (o grafica) + post. Questa novità, infatti, permette di mettere in evidenza una particolare promozione o un prodotto al quale si vuole donare visibilità.

Contattaci per maggiori informazioni sulla creazione e gestione della scheda Google My Business e visita la nostra scheda.

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WhatsApp, mossa anti fake news: limita a 5 chat “l’inoltra”

WhatsApp limita l’inoltro di messaggi per rendere la piattaforma più controllabile e meno soggetta a disinformazione e messaggi pericolosi.

È questa la strada intrapresa da Facebook Inc (proprietaria dell’app di messaggistica istantanea) che ha deciso di introdurre un limite al numero di volte che un utente può inoltrare un messaggio. Attualmente, infatti, l’inoltro di messaggi sulla piattaforma è impostato a venti invii per volta, ma presto il limite sarà a cinque numeri telefonici per volta.

Qualche anno fa era stata introdotta una funzione che consentiva di inoltrare un messaggio a più conversazioni contemporaneamente. Ora invece si limita l’inoltro simultaneo di contenuti, ad un massimo di 5 chat alla volta e si rimuove il tasto di inoltro rapido che compare accanto ai contenuti multimediali nelle chat.

Cosa cambia?
In linea di massima poco, perché gli inoltri erano, sono e resteranno possibili. A cambiare sarà il numero di volte che un messaggio può essere inoltrato: da venti a cinque per volta. Cambierà, dunque, la velocità di propagazione di un messaggio. Questo aggiornamento terrà a bada la viralizzazione di un contenuto. Impedirà il propagarsi veloce delle classiche catene di Sant’Antonio. Come prima, invece, per ogni messaggio re-inviato continuerà a comparire la dicitura «inoltrato», che è un segno di originalità introdotto già da qualche mese.

Perché?
L’introduzione, a livello globale di questa limitazione, non è una mossa per niente banale, ma un cambio di direzione ben preciso.

Oggi WhatsApp, che dal 2014 appartiene a Facebook, conta circa 2 miliardi di utenti, e i messaggi che vengono scambiati quotidianamente sulla piattaforma sono più o meno 70 miliardi.

Facebook è una delle aziende sotto la lente di ingrandimento dopo alcuni scandali come il Russiagate. Oggi WhatsApp vive al limite fra l’essere una piattaforma di scambio messaggi e qualcosa di simile ad un social network. Proprio per questo, limitare il numero di inoltri sembra una scelta all’insegna della prudenza.

WhatsApp dispone di una crittografia end to end (la stessa usata da Telegram), che dona a chi chatta una certa sicurezza. È tecnicamente impossibile bucare la piattaforma per intercettare i messaggi, a meno di clamorose falle nel sistema. Come spesso ribadito dagli stessi manager dell’azienda, è impossibile anche per gli ingegneri decriptare una conversazione fra due utenti. Un messaggio inviato è una combinazioni di dati che lo rende visibile solo a chi lo invia e a chi lo riceve. Una sicurezza che, in certi casi, diventa un pericolo.

WhatsApp, oggi, è a tutti gli effetti un potenziale veicolo di messaggi pericolosi. Sull’App possono passare contenuti che istigano all’odio, al bullismo, o qualsiasi altra cosa. Ma la piattaforma può anche veicolare propaganda politica basata su Fake News. La stessa che Facebook sta cercando di stroncare. Non è una novità che molti partiti politici utilizzino proprio l’app di messaggistica per far girare brevi video.

La notizia del limite impostato oggi all’inoltro di messaggi, sembra solo una prima forma di prevenzione.

(fonte WhatsApp)

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WhatsApp: Vacation Mode per rilassarsi o nascondere chat “pericolose”

WhatsApp sta testando una nuova modalità chiamata Vacation Mode, che permetterà di staccarsi dal cellulare durante le vacanze, mettendo da parte alcune chat per leggerle al ritorno. A rivelare la funzione è WABetaInfo, sito che già in passato aveva svelato funzioni tenute top secret dai vari sviluppatori. 

UN’EVOLUZIONE RISPETTO A «ARCHIVIA CHAT»

Attualmente WhatsApp consente di archiviare le chat, ovvero nasconderle dalla schermata principale delle conversazioni (basta andare nella schermata delle chat, tenere premuta la chat che si vuole nascondere e poi, nella barra in alto, selezionare l’icona «Archivia»). Anche se nascoste, le chat archiviate continuano a mostrare le notifiche non appena arrivano nuovi messaggi. Con la Vacation Mode invece anche queste saranno nascoste lasciando il destinatario all’oscuro di eventuali novità.

VACATION MODE: COME FUNZIONA?

Una notizia positiva per chi vuole tenere a bada le conversazioni di lavoro o altre chat e non cadere in tentazione. Occhio non vede, dito non preme. La chat nel mentre continuerà a funzionare anche se invisibile. Riceverà i vari messaggi inviati ma noi potremo vederli solo eseguendo due passaggi, vale a dire disattivare la modalità vacanziera e togliere la chat dall’archivio. A quel punto arriveranno a valanga tutti i messaggi non letti.

La modalità vacanze sarà utile anche in altre occasioni! Potrà essere usata per nascondere completamente dalla schermata una chat, qualcosa che non vogliamo finisca sotto gli occhi di qualcuno quando apriamo l’app. Sarà l’opzione preferita degli infedeli che potranno consultare Whatsapp sotto gli occhi del/della partner senza temere nulla. Infatti silenziare le chat o archiviarle non mette al riparo dalle notifiche ma con il Vacation Mode sarà tutta un’altra cosa.

(fonte Corriere della Sera)

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WhatsApp: novità per gli amministratori di gruppi

I gruppi rappresentano una parte importante dell’esperienza WhatsApp, dai gruppi di familiari che comunicano tra loro da una parte all’altra del mondo, agli amici d’infanzia che si tengono in contatto col passare degli anni. Ci sono anche persone che usano i gruppi per aiutarsi, dai genitori in cerca di consigli, agli studenti che si organizzano in gruppi di studio o addirittura alle autorità locali che devono coordinare i soccorsi dopo una catastrofe naturale.

Negli ultimi mesi WhatsApp ha aggiunto nuove funzionalità che ne migliorano l’utilizzo ed ha apportato alcune modifiche in modo da non poter essere ripetutamente aggiunti ad un gruppo che si è abbandonato.

WhatsApp lancia ora una nuova impostazione che permette solo agli amministratori di inviare messaggi all’interno di un gruppo. Questo per offrire uno strumento migliore a chi diffonde avvisi, notizie di servizio o informazioni come, per esempio, nei casi scuola-genitori, autorità locali-cittadinanza, centri culturali-visitatori, organizzazioni-associati.

Per abilitare questa impostazione, apri “Info gruppo“, tocca “Impostazioni gruppo“, “Invio messaggi” e seleziona “Solo amministratori“. Questa impostazione è selezionabile in tutti i gruppi sulle ultime versioni dell’app sia per Android che per iPhone.

 

(fonte WhatsApp)

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Perchè passare a https://?

Google, già dal 2017, ha cercato, piano piano, di spingere i webmaster a rendere più sicuri i propri siti web, facendo comparire la dicitura “Non sicuro” nella barra degli indirizzi di Chrome, per quei siti o e-commerce sprovvisti di certificato SSL.

Ora Google ha annunciato che, da Luglio 2018, ci sarà una nuova rivoluzione: Chrome, con la versione 6.8, segnalerà come non sicure tutte le pagine, dei siti, sprovviste del protocollo https://, indipendentemente dal contenuto.

Come vedere se il vostro sito ha un certificato SSL?

Se davanti al vostro indirizzo appare la scritta “Sicuro”,  siete in possesso di un certificato SSL.

Perché passare a https:// richiedendo un certificato SSL?

È molto importante passare al nuovo protocollo di sicurezza perché sarà il nuovo standard adottato sul web per garantire i navigatori, utenti, clienti.

Quali sono i vantaggi?

  • Si evitano più facilmente gli attacchi MiTM (Man in The Middle), crittografando i dati e rendendoli illeggibili a chiunque tenti di interporsi nella comunicazione fra client e server.
  • L’utente vedendo la scritta “Sicuro” si sentirà più protetto; tutto questo infonde fiducia e migliora, di conseguenza, la reputazione del sito protetto con SSL.
  • Migliore visibilità su Google: il motore di ricerca dà maggior visibilità, tra i suoi risultati di ricerca, ai siti https://.
  • A partire dal 30 Ottobre 2018, in presenza di un protocollo https://, le statistiche, l’andamento ed i risultati delle campagne pubblicitarie Google AdWords saranno misurate correttamente.

Che tipo di certificati SSL vengono rilasciati?

Le autorità di certificazione rilasciano tre tipologie di certificati SSL:

  • Certificato DV (Domain Validation): questo certificato valida il nome a dominio di un sito web. È il certificato più economico e il più semplice da ottenere e viene emesso in tempi rapidi. Questo certificato permette di criptare il traffico sul sito web senza però effettuare alcuna verifica sull’identità del proprietario.
  • Certificato OV (Organization Validation): questo certificato oltre a criptare lo scambio di dati verifica anche l’identità dell’azienda richiedente. Durante la fase di verifica vengono controllati i dati aziendali forniti dal richiedente in modo da poter confermarne l’autenticità rispetto al dominio da certificare.
  • Certificato EV (Extended Validation): questo certificato consiste nel più alto livello di verifica, poiché la fase di validazione dei dati aziendali è molto accurata. Questo certificato permette di esporre il proprio nome aziendale nella barra degli indirizzi, la cosiddetta Green bar.

Quale è il certificato più adatto?

Ogni sito ha esigenze diverse ma, in linea di massima, per un sito nel quale non avvengono pagamenti può bastare un Certificato DV per garantire la sicurezza del portale e degli utenti.

Nel caso di un e-Commerce, la soluzione migliore è quella di acquistare un Certificato OV che garantisce anche la validità dell’azienda.

Se invece si ha la necessità oltre che garantire la sicurezza anche di migliorare la propria reputazione, infondendo sicurezza negli utenti, la soluzione completa è il Certificato EV che mostra il nome dell’azienda nella barra degli indirizzi.

Perché affidarsi a professionisti?

Perché un tecnico può valutare e consigliare, in base alle effettive esigenze, la soluzione migliore e perchè vanno verificati il corretto funzionamento di tutte le pagine del sito e la corretta implementazione del protocollo https://.

Se desideri maggiori informazioni sul Certificato SSL leggi questo articolo.

Se vuoi valutare quale certificato sia più adatto alle tue esigenze contattaci.

(fonte Google)

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Voucher Digitalizzazione 2018 – Imprese assegnatarie

Elenco imprese assegnatarie delle agevolazioni con l’ indicazione dell’importo del Voucher prenotato

Con decreto direttoriale 1 giugno 2018 è stato approvato l’elenco, articolato su base regionale, delle imprese assegnatarie delle agevolazioni.

Nell’allegato B sono riportate le imprese per le quali non vi è corrispondenza fra gli aiuti de minimis dichiarati in sede di domanda e quelli registrati nel Registro nazionale degli aiuti di Stato.

Nell’allegato C sono riportate le imprese per le quali la dichiarazione relativa al requisito di cui all’articolo 5, comma 1, lettera f), del decreto interministeriale 23 settembre 2014 (cosiddetto Deggendorf), rilasciata in sede di domanda, non trova corrispondenza con i dati registrati nel Registro nazionale degli aiuti di Stato.

La pubblicazione del decreto nel sito web del Ministero dello Sviluppo Economico assolve l’obbligo di comunicazione in merito alla concessione dell’aiuto nei confronti delle stesse imprese che risultano assegnatarie delle agevolazioni.

Allegato  B – Elenco delle imprese per le quali non vi è corrispondenza fra gli aiuti de minimis dichiarati in sede di domanda e quelli registrati nel Registro nazionale degli aiuti di Stato.
Allegato  C – Elenco delle imprese per le quali non vi è corrispondenza fra i la dichiarazione rilasciata in sede di domanda in merito al requisito Deggendorf e i dati registrati nel Registro nazionale degli aiuti di Stato.
Alla concessione delle agevolazioni alle imprese riportate negli allegati B e C si provvederà con successivi provvedimenti, esclusivamente previo superamento dei motivi ostativi indicati.

(fonte Ministero Sviluppo Economico)

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Regolamento UE 2016/679 GDPR

Il Regolamento UE 2016/679 “General Data Protection Regulation” entrerà in vigore il 25 maggio 2018 in tutti gli Stati membri dell’Unione Europea. Frutto di diversi anni di lavoro da parte della Commissione Europea, il regolamento è costituito da norme sulla protezione dei dati personali che puntano a due obiettivi principali:

  • dare ai cittadini europei un controllo completo sui propri dati personali;
  • semplificare il quadro normativo per le imprese che gestiscono tali dati.

Il Regolamento UE 2016/679 si inserisce nelle politiche della Commissione Europea per lo sviluppo dell’economia digitale.

Il GDPR sostituisce l’attuale Direttiva 95/46/EC sulla Protezione dei Dati, che risale al 1995. I principi fondamentali in tema di privacy e protezione dei dati sono rimasti invariati, ma il nuovo regolamento tiene conto dei cambiamenti avvenuti negli ultimi anni nel mondo digitale e si applica in tutti gli stati della UE.

Gli aspetti più innovativi del GDPR rispetto alla precedente normativa sono tre: l’extraterritorialità, le sanzioni e il consenso.

GDPR ed extraterriorialità

Le norme del GDPR proteggono i dati dei cittadini europei e si applicano a tutte le società che trattano o gestiscono tali dati, a prescindere dal Paese in cui hanno la sede legale o in cui i dati vengono elaborati. Sono soggette al GDPR le aziende che offrono beni o servizi (a pagamento o meno) o che monitorano il comportamento di individui residenti nella UE.

Le sanzioni

Il GDPR introduce multe economiche per le aziende che non rispettano il regolamento, che possono ammontare fino al 4 per cento del fatturato annuale globale o a 20 milioni di euro. Un’azienda è passibile di sanzione se, per esempio, non ha policy adeguate per il consenso al trattamento dei dati personali o se viola i principi alla base del concetto di “Privacy by Design” (vedi sotto).

Nuove norme sul consenso al trattamento dei dati

Le società che raccolgono o trattano dati personali devono spiegare in modo chiaro agli utenti tutte le condizioni che regolano raccolta e trattamento dei dati. È responsabilità di chi raccoglie/gestisce i dati redigere termini e condizioni in un linguaggio semplice, comprensibile a tutti i cittadini, senza possibilità di equivoco. Gli stessi criteri si applicano per gli strumenti attraverso cui l’utente esprime il proprio consenso. È inoltre obbligatorio dichiarare come verranno elaborati i dati richiesti all’utente.

Cosa devono sapere le aziende?

Il GDPR ridisegna il concetto di privacy introducendo norme specifiche su modalità di trattamento dei dati, diritti dei soggetti interessati, chi è responsabile dei dati, modalità di comunicazione di eventuali violazioni subite, sanzioni per l’infrazione del regolamento.

Per essere conformi al GDPR le aziende devono prepararsi in anticipo, rivendo le proprie policy e, se necessario, adeguandole alle richieste del regolamento. Sotto sono illustrati i punti chiave del GDPR, che hanno un impatto operativo sulle società che raccolgono o trattano dati di cittadini europei.

Notifica delle violazioni

Le aziende hanno l’obbligo di notificare alle autorità competenti e ai soggetti interessati le violazioni di dati che possono mettere a rischio “i diritti e le libertà degli individui”. La notifica deve avvenire entro 72 ore dalla presa d’atto della violazione.

Diritto all’accesso ai dati

Le aziende devono garantire agli utenti il diritto di sapere se i loro dati vengono elaborati, dove e a quale scopo. Inoltre, se richiesti, devono fornire i dati personali al soggetto interessato, in modo gratuito e in formato elettronico.

Diritto all’oblio

Gli utenti hanno diritto alla cancellazione dei propri dati personali. Il diritto si applica quando l’utente non vuole mantenere il consenso al trattamento dei suoi dati e non ci sono ragioni legittime per conservarli.

Portabilità dei dati

Gli utenti hanno diritto di ricevere i propri dati personali e trasmetterli a un altro ente. Per agevolare il trasferimento, i dati devono essere resi disponibili in un “formato leggibile da una macchina”.

Privacy by Design

Il GDPR trasforma in legge un concetto già diffuso, ma considerato solo una best practice. La protezione dei dati deve essere incorporata in prodotti e servizi a partire dalla fase di progettazione degli stessi, e non essere considerata in fasi successive come un elemento aggiuntivo.

Cifratura e pseudonimizzazione

Alle aziende è richiesto di mettere in atto tecniche che garantiscono e tutelano la privacy dei soggetti interessati. Tra queste ci sono la cifratura dei dati, in modo che possano essere letti solo da chi è autorizzato, e la pseudonimizzazione, che consiste nel sostituire campi identificativi in un set di dati con uno o più identificatori artificiali.

Data Protection Officer (Responsabile della protezione dei dati)

Gli enti pubblici e le aziende le cui principali attività implicano “un monitoraggio regolare e sistematico di dati su larga scala” dovranno nominare un Data Protection Officer, che avrà il compito di garantire la conformità dell’azienda al GDPR.

(fonte Computerworld Italia)

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